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"Il senso di una carriera"

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di Ennio Ciriolo.

E sono 44. Quarantaquattro anni di ininterrotto servizio. Dal 1° settembre il "meritato riposo". Di cosa può parlare un Preside nell'imminenza del suo pensionamento? Può essere tentato di parlare di se stesso, della sua lunga carriera, delle difficoltà che ha avuto, delle manchevolezze che spesso hanno impedito alla scuola italiana di volare alto e di attestarsi su livelli di qualità che non siano soltanto quelli invocati con esaltazione autoreferenziale. Io però non intendo rifugiarmi in questo luogo comune e non voglio seguire la via delle facili recriminazioni che tende ad addossare sempre e solo agli altri tutte le disfunzioni del sistema scuola, giustificando in tal modo ogni forma di disimpegno e di insuccesso personale, l'indisponibilità a mettersi in discussione, a rivedere criticamente il loro ruolo, a collaborare seriamente per l'innovazione didattica e curricolare. Ai miei studenti, alle famiglie, ai miei docenti e a tutti i miei collaboratori voglio ricordare, anche in questa circostanza, semplicemente ciò che spesso mi hanno sentito dire nei momenti più significativi della comunità del "Q.Ennio" di Gallipoli, la nostra comunità scolastica: i principi, i criteri, le convinzioni, la mia personale idea di scuola, che hanno sempre dato colore e spessore al mio ruolo di Dirigente. Credo di poter compendiare in poco spazio le tantissime cose che vorrei dire. Nella scuola non si può non entrare in sintonia con le competenze e gli apporti degli altri, attivando persorsi di comunicazione interattiva e quindi trasformando il processo di insegnamento-apprendimento in empatia comunicativa, attraverso la quale si comprende e ci si fa comprendere, si trasmette e si riceve. I rapporti personali all'interno delle classi, se gestiti con competenza, sono di per se stessi generativi di sapere e di efficaci competenze negli studenti. Quegli insegnanti che per sentirsi sicuri si aggrappano esclusivamente all'ancora di programmi prestabiliti, e direi quasi blindati, rimangono irretiti in forme di insegnamento ripetitive e unidirezionali, non conoscono il senso della loro mission e ai giovani di oggi, che sono sempre più fragili e insicuri, non sanno offrire motivazioni sufficienti allo studio indebolendo di fatto la loro già limitata disponibilità all'apprendimento. Deve essere sempre forte in noi la voglia di cambiare la situazione di crisi in cui stentatamente la scuola pubblica sopravvive. Dobbiamo organizzare la sua struttura, articolata e complessa, come ambiente di analisi e di sperimentazione, di espressione di forme di cittadinanza attiva e protagonismo attivo degli studenti, con la consapevolezza che non è più tempo di invocare interventi risolutivi dello Stato o continue indicazioni ministeriali. Non dimentichiamo che il processo di educazione-istruzione, che deve essere sempre appropriato alla persona che apprende e all'originalità del suo percorso individuale, ha una forte valenza strumentale perché mirato alla formazione di cittadini non solo secondo il dettato della nostra Costituzione ma anche di cittadini dell'Europa e del mondo. Per migliorare le prestazioni dell'istituzione scolastica e innalzare i traguardi formativi degli studenti, per pervenire ad una nuova e più funzionale visione pedagogica e didattica, ho sempre posto in primo piano la formazione e le competenze professionali dei docenti, oltre alla sicura conoscenza delle materie che insegnano e delle connesse didattiche disciplinari. Ho percepito, a volte, una generalizzata stanchezza degli stessi docenti determinata dai numerosi, frequenti e spesso effimeri cambiamenti, che non sono mai confluiti in una sicura e completa riforma scolastica. "I docenti soffrono di un disagio vero, di uno smarrimento profondo". Occorre un serio riscatto professionale con conseguente recupero di considerazione e aurostima. A questo scopo ho sempre cercato di valorizzare la valenza educativa e formativa della funzione docente, di ravvivare il senso di appartenenza al nostro Istituto, coinvolgendo tutti nella gestione delle sue dinamiche interne. In maniera continuativa e con costanza negli anni, ho esortato tutti a porre al centro del processo didattico lo studente, passando sempre attraverso la priorità delle conoscenze e delle competenze, attraverso l'innovazione curricolare, la consapevole revisione dei programmi e dei percorsi disciplinari, attraverso un cambiamento di mentalità in relazione alle attese formative. Non so se tutto ciò che ho fatto è stato abbastanza oppure molto poco. So però per certo che devo ringraziare tutti coloro - docenti, studenti, famiglie, collaboratori amministrativi e scolastici - che nei numerosi anni della mia carriera hanno avuto la pazienza e la forza di starmi vicino e di condividere con me la gratificazione di una delle più belle avventure che nella vita possono capitarci: vivere accanto ai giovani e spendere le proprie energie a sostegno della loro crescita in una realtà umana e sociale non sempre a loro favorevole. In questo modo si lavora in moltissime scuole d'Italia, anche se non ne è del tutto convinta la nostra Ministra, On. Mariastella Gelmini, la quale, appena qualche giorno addietro, dopo avere affermato l'orgoglio di essere riuscita insieme con il suo partito a cacciare la sinistra dal nord, in seguito alle ultime consultazioni amministrative, ha concluso, con scarsa dignità democratica e con fallacia tautologica che "chi non governa il nord non è in grado di governare il resto dell'Italia". So bene che si è trattato di un dovuto atto politico in omaggio ai numerosi "Re travicello" di turno, ma sappiamo anche che nella politica si riflettono tutte le Istituzioni della società. Con molta serenità mi permetto di osservare che almeno le nostre scuole, pur fra tante ristrettezze, sappiamo governarle. I risultati di eccellenza di tanti studenti del centro, del sud e delle isole non sono certo cosa di poco conto o ingombrante paccottiglia.

Attività e Progetti

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